Fibromi uterini e adenomiomatosi: cosa sono
I fibromi uterini (o miomi) sono tumori benigni del muscolo uterino e rappresentano una delle patologie ginecologiche più comuni nelle donne in età fertile. Possono essere singoli o multipli e localizzati in diverse porzioni dell’utero.
L’adenomiomatosi è una condizione caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale all’interno del miometrio, spesso associata a dolore pelvico e sanguinamenti abbondanti.
Entrambe le condizioni sono benigne, ma possono compromettere in modo significativo la qualità di vita.
Sintomi più frequenti
I fibromi uterini e l’adenomiomatosi possono causare:
- sanguinamenti mestruali abbondanti o prolungati
- anemia
- dolore pelvico cronico
- senso di peso o pressione pelvica
- disturbi urinari o intestinali per effetto compressivo
- infertilità
Non tutte le pazienti sono sintomatiche; il trattamento viene valutato in base alla severità dei sintomi e all’impatto sulla vita quotidiana.
Trattamenti tradizionali
Le opzioni terapeutiche includono:
- terapia farmacologica o ormonale
- miomectomia
- isterectomia
Sebbene efficaci, queste opzioni possono essere invasive, richiedere tempi di recupero prolungati o non essere desiderate dalla paziente, soprattutto in caso di volontà di preservare l’utero.

Cos’è l’embolizzazione dei fibromi uterini (UAE)
La UAE (Uterine Artery Embolization) è una procedura di radiologia interventistica indicata per il trattamento dei fibromi uterini e dell’adenomiomatosi sintomatica.
Si tratta di una terapia mininvasiva che riduce l’apporto di sangue alle lesioni uterine, determinandone una progressiva riduzione volumetrica e un miglioramento dei sintomi, rappresentando un’alternativa alla chirurgia ginecologica tradizionale.
La procedura viene eseguita sotto guida radiologica, senza incisioni chirurgiche, con tempi di recupero generalmente rapidi e con un impatto limitato sulla qualità di vita.
Come funziona l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE)
La UAE si basa sull’embolizzazione selettiva delle arterie uterine che irrorano i fibromi o le aree di adenomiomatosi.
Attraverso un sottile catetere introdotto per via arteriosa, il radiologo interventista raggiunge le arterie uterine e le occlude selettivamente mediante micro-particelle.
La riduzione del flusso ematico determina:
- ischemia controllata delle lesioni
- riduzione progressiva del volume dei fibromi
- miglioramento dei sintomi nel tempo
Il tessuto uterino sano viene preservato grazie alla sua ricca vascolarizzazione collaterale.

Quando è indicata l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE)
La UAE può essere considerata nelle pazienti con:
- fibroma uterino singolo o multiplo
- adenomiomatosi sintomatica
- desiderio di evitare la chirurgia tradizionale
- sintomi persistenti non controllati da terapia medica
Condizione indispensabile: assenza di neoplasia uterina, da escludere mediante adeguata valutazione ginecologica ed eventuale imaging dedicato (RM).
In ogni caso l’eventuale indicazione necessita sempre di una visita radiologica interventistica.
Vantaggi della UAE rispetto alla chirurgia
La UAE offre diversi vantaggi:
- nessuna incisione chirurgica
- preservazione dell’utero e della fertilità
- anestesia locale o sedazione
- ridotto rischio di complicanze
- tempi di recupero rapidi
- ridotto impatto sulla vita quotidiana
La procedura non esclude la possibilità di interventi chirurgici futuri, se necessari.
Come si svolge la procedura
La UAE prevede:
- accesso arterioso mini-invasivo (solitamente femorale)
- angiografia delle arterie uterine
- embolizzazione selettiva bilaterale
- controllo angiografico finale
Durata media: 60–90 minuti
Il ricovero è generalmente di 1–2 giorni, per il controllo del dolore post-procedura.
Possibili effetti collaterali e sicurezza
La UAE è considerata una procedura sicura quando eseguita in centri esperti. Possibili effetti transitori includono:
- dolore pelvico post-procedura
- febbricola
- nausea
- spotting vaginale
Le complicanze maggiori sono rare.
Tempi di recupero e risultati
Dopo la UAE:
- il dolore pelvico è generalmente ben controllabile con terapia analgesica
- la ripresa delle attività quotidiane avviene in pochi giorni
- la riduzione volumetrica dei fibromi avviene gradualmente nei mesi successivi
La maggior parte delle pazienti riferisce un miglioramento significativo dei sintomi e della qualità di vita.
Come funziona l’Embolizzazione delle Arterie Uterine (UAE)
Visita Radiologica Interventistica
l primo passo consiste in una visita radiologica interventistica per valutare le condizioni della prostata e individuare la migliore strategia terapeutica per ciascun caso.
In tale sede il medico raccoglie l’anamnesi del paziente, valuta la documentazioni clinica già in possesso e richiede gli eventuali ulteriori esami a completamento.
Sebbene la procedura sia generalmente ben tollerata e gravata da un tasso di complicanze molto inferiore alla chirurgia tradizionale non tutte le pazienti potrebbero essere candidate.
Ricovero
Il giorno stabilito per l’intervento o il giorno prima il paziente effettua gli esami propedeutici all’intervento (esami ematici, coagulazione).
Se necessario e per una migliore gestione del dolore potrebbe essere necessaria una visita anestesiologica preoperatoria.
In base al centro e al paziente l’intervento può prevedere una o due notti di ricovero.
Intervento
In questa fase un radiologo interventista, dopo aver disinfettato e anestetizzato la cute,
pungerà un’arteria all’inguine con un ago sottile.
Attraverso questo ago inserirà un filo-guida e poi un minuscolo tubicino (microcatetere) che sarà condotto sotto guida fluoroscopica (raggi X) attraverso le arterie fino a raggiungere quelle che riforniscono l’utero.
Una volta che il catetere sarà nella giusta posizione, verranno iniettate delle sostanze (microparticelle) al fine di bloccare il flusso ematico.
L’intera procedura durerà tra una e due ore e la dimissione solitamente la mattina dopo.
FAQ – Embolizzazione delle Arterie Uterine (UAE)
L’embolizzazione dei fibromi può evitare l’isterectomia?
In molti casi rappresenta un’alternativa efficace alla chirurgia.
Il miglioramento è progressivo nei mesi successivi.
La procedura è adatta a tutte le pazienti con fibromi uterini o adenomiomatosi?
No, è sempre necessaria una visita ginecologica e radiologica interventistica per valutare caso per caso l’indicazione.
La procedura è dolorosa?
Viene eseguita in anestesia locale; il dolore post-procedura è generalmente transitorio e controllabile con terapia analgesica specifica.
Come devo prepararmi per la procedura?
Alcuni farmaci (anticoagulanti), se in terapia, vanno interrotti o ridotti nel dosaggio, dovrà discuterne con il medico. Dovrà digiunare almeno per sei ore prima della procedura, mentre l’acqua può essere assunta con i suoi farmaci abituali.
La fertilità viene preservata dopo l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE)?
Nella maggior parte dei casi sì.
La procedura consente la preservazione dell’utero, ma la decisione deve essere condivisa con il ginecologo in base all’età, al tipo di lesione e al desiderio riproduttivo.
A quali rischi vado incontro?
Ematomi o sanguinamenti possono verificarsi nel punto di accesso cutaneo. Molto raramente, ulteriori trattamenti possono essere necessari per risolvere le complicanze del sito d’ingresso cutaneo.
Dove posso sottopormi all’Embolizzazione delle Arterie Uterine (UAE)?
La procedura viene eseguita in centri di radiologia interventistica specializzati, anche in Liguria, a Genova e Savona, nell’ambito di percorsi dedicati.
Disclaimer
Le informazioni presenti hanno finalità esclusivamente informative e non sostituiscono il parere del medico curante o dello specialista.
Se presenti sintomi compatibili con questa patologia o desideri sapere se sei un candidato alla procedura, è possibile richiedere una valutazione specialistica nell’ambito di un percorso condiviso con il medico curante.

